Descrizione
Raccontare leforme, imateriali, ma anche lestoriee gliusi delle barche tradizionalidei nostri mari non è un esercizio inutile. Perché in questo caso, con l’esclusione di golette e cutter, non parliamo di grandi navi per le navigazioni oceaniche, ma diimbarcazioni per l’uso quotidiano, cheservivano soprattutto ad esercitare un mestiere, a svolgere una funzione precisa, navigando sottocosta, e comunque nel Mediterraneo, ed esclusivamente a vela o a remi. Fatte dimateriali semplici e massicci, da impugnare con forza o sfiorare con i polpastrelli: tela olona, tavole di quercia, corsi di fasciame, chiodi di ferro, argani, paranchi.Barche tradizionali dei mari italianine ricorda le caratteristiche principali, ma racconta anche le storie di chi, per anni ci ha navigato e faticato. E ci aiuta a conoscerle e magari a riconoscerle la prossima volta che ci troveremo a passeggiare sulla banchina di un porto qualsiasi della nostra penisola.
Dalle caratteristiche delleudo ligureainavicelli toscaniper trasportare il marmo dalle cave delle Apuane, dalla spagnoletta di Algheroper la pesca delle aragoste, allecorallineper il trasporto del corallo, aibattelli per il trasporto dei mineraliestratti dalle miniere del Sulcis, e poi ilpinco genovese(ma anche napoletano), letartane, itrabaccoli, ibragozzie leparanzedell’Adriatico, e poi igozzi, ognuno un po’ diverso dall’altro, di tutte le coste italiane.Ricostruire la varietà di imbarcazioni dei nostri mare, significa anche un po’ ripercorrere, da un’altra prospettiva, la pluralità di storie che hanno dato vita al nostro Paese.
Edizione: 2024






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